FINANZA COMPORTAMENTALE

Bias di conferma

Bias di conferma

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Veniamo oggi ad un altro bias cognitivo: il c.d. bias di conferma.

Questo errore è molto comune quando si ricercano informazioni su propri investimenti.
Questo bias porta gli individui a selezionare le informazioni che confermano le proprie credenze e a ignorare le informazioni che le contraddicono. In particolare si parla della tendenza della mente umana a seguire istintivamente e a prendere per buone le ipotesi che confermano il proprio modo di pensare.
Il concetto è piuttosto semplice, basta pensare a chi sostiene il suo politico preferito anche se si contraddice palesemente o, più semplicemente, al tifoso che preferisce credere alla malafede dell’arbitro piuttosto che a quella del giocatore della sua squadra del cuore. Tale meccanismo può essere talmente forte e persuasivo che ci porta ad evitare a priori la considerazione o lo studio di tematiche che possono essere potenzialmente pericolose per le nostre convinzioni precostituite, creando una sorta di “censura preventiva”.  Il bias di conferma porta ad una sorta di illusione di validità e, insieme al giudizio retrospettivo, aumentano l’overconfidence delle persone.

Un errore peculiare e costante dell’umano intelletto è quello di essere mosso e attivato più dalle affermazioni che dalle negazioni. (Francis Bacon)

Una serie di errori attribuibili al bias di conferma sono i seguenti:

• Porta gli investitori a sopravalutare le informazioni che sostengono il proprio investimento e a sottovalutare o ignorare le informazioni che lo contraddicono. Questo comportamento potrebbe portare a non valutare il possibile declino di un’attività finanziaria.

• Potrebbe causare ai dipendenti di una società la concentrazione dei loro investimenti nella società stessa. Le persone naturalmente tendono a considerare le aziende in cui lavorano le migliori.

• Può portare gli investitori a detenere portafogli non diversificati. L’investitore in questione potrebbe legarsi emotivamente ad una determinata azione per svariati motivi, come il brand, i passati guadagni ottenuti o la mission societaria, portandolo ad ignorare qualsiasi notizia negativa sulla società in questione. Quindi nel corso degli anni tenderà ad incrementare la quota su quella società, sbilanciando il proprio portafoglio.

• Se un investitore crede che, superato un livello di un indicatore societario, l’investimento debba essere effettuato, il bias di conferma si manifesterà. Infatti utilizzerà solo le informazioni che confermano le sue opinioni, ignorando tutte quelle che dimostrano come l’azienda che superi quel determinato indicatore societario non sia un buon investimento.

Un esempio empirico di bias di conferma è descritto da Meir Statman e Ken Fisher. I due autori testano la credenza per cui il multiplo di mercato price/earnings (P/E) può prevedere l’andamento dei rendimenti azionari. Nella logica del multiplo quando il P/E di un titolo supera al rialzo la sua media storica gli investitori vendono quel titolo, viceversa quando scende sotto la sua media storica gli investitori lo comprano.
Per esaminare il bias di conferma, oltre al P/E, analizzano l’ipotesi secondo cui un basso tasso di dividendi di una società fa prevedere che in futuro quella società avrà un basso rendimento e viceversa, ovvero un alto tasso di dividendi fa prevedere che in futuro quella società avrà un alto rendimento. Dopo un’approfondita analisi arrivano alle seguenti conclusioni. Azioni con un P/E elevato hanno registrato basse performance e alte perfomance nei 32 anni successivi in egual misura.
Questo risultato è uguale per un basso livello di P/E, un alto livello di tasso di dividendi e di un basso livello di tasso di dividendi. Dunque il multiplo P/E e il tasso di dividendi non sono utili per stimare i futuri redimenti azionari poiché hanno portato allo stesso numero di previsioni negative e positive. Dunque tutti gli individui che basano le loro previsioni su questi indicatori mostrano bias di conferma (Statman e Fischer, 2000).



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2017-07-20T11:25:16+00:00

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